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sabato 19 marzo 2016

Cuor di rame

Cuor di rame
Cuor di rame
 I calanchi

Le nostre colline metallifere, perché così si chiamano le colline che circondano la Maremma toscana, sono state a lungo sfruttate per la ricchezza dei loro giacimenti, fra cui il rame.
Nel comprensorio di Montieri, verso la fine del XV secolo, le ricchezze minerarie sembravano essersi esaurite, ma presto giunse la notizia che Boccheggiano ne abbondava. Fu una società anglo-italiana, la Lefry- Charron. Calzabigi, che aveva sede a Livorno a riprendere le escavazioni verso la metà del XVIII secolo. Le ricerche furono condotte da Giovanni Arduino, cui si deve la scoperta del rame nella Val di Merse e sempre a lui va ricondotta la costruzione della prima fonderia (1753). Ma fu con la Società Montecatini che i lavori ebbero un forte incremento, ed è di questo periodo l’invenzione del metodo “Conedera” per la produzione del rame: e appunto i resti di questa lavorazione sono oggi i calanchi, suggestivi cumuli di scorie di colore rosso che si possono vedere lungo la strada Massetana. Questa miniera grazie alla Montecatini divenne la prima in Italia.
-Lungo il fiume Merse, sulla strada che da Massa Marittima va a Siena nei pressi di Boccheggiano, nel comune di Montieri (GR), si può osservare uno spettacolo insolito. Infatti, sul lato nord della strada ci si trova davanti una formazione di colore rossastro dall'aspetto lunare: sono i calanchi rossi detti anche "le roste". Il contrasto tra il verde della vegetazione e colori rossi dei calanchi da l'impressione di qualcosa di artificiale quasi si trattasse di una scultura astratta.
La curiosità: i calanchi rossi non sono un fenomeno geologico naturale. Si tratta dei resti delle lavorazioni del rame della fine del XIX e inizi del XX secolo effettuate con il metodo della lisciviazione e cementazione.



Fotocamera    SONY    DSLR -A580 - f/10 - t.e 1/200 - ISO 1600 - l.f 200mm

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